postato da JackDaniels87 alle ore 09:40
giovedì, 24 gennaio 2008

Una sera di fine giugno, quasi 3 anni fa, mi ritrovai steso sotto la luna nel campo, dietro casa mia.
Che a distanza di 3 anni il campo che coltivavamo sia stato sostituito da una "splendida" strada piena di lampioni è un altro discorso.
Era il 30 giugno e io me ne stavo lì, da un lato placido e tranquillo sull'erba fresca e dall'altro tormentato e con una gran voglia di piangere. Mi mandava degli sms una persona che cercava di consolarmi e aveva anche altri fini.
Che a distanza di 3 anni, dopo esserci inseguiti a periodi alterni, non ci si senta più è un altro discorso.

Quella sera stavo male, indubbiamente.
Lo considero il mio periodo peggiore.
Quando credi che tutto sia bello, nonostante alcune cose che devono capitare perchè "così è la vita", e poi ti accorgi che è tutto finto ci rimani malissimo.
Cresci, si dice.
A volte avrei tanto preferito rimanere bambino allora, sapere che almeno a casa, anche quando fuori qualcosa non va, sei al sicuro.
In alcuni casi a casa non sei al sicuro, vivi in un castello di sabbia che non aspetta altro che di caderti addosso.
Così è stato, così è capitato.
Scoprendo che non è tutto rose e fiori si cresce, no?
Meglio, meglio.
Quella sera allora stavo crescendo bene.

Pochi giorni prima invece, lo ricordo come se fosse ieri, uscivo con una ragazza che probabilmente nel suo ambiente farà strada. Lo pensavo allora e lo penso ancora, gli addetti ai lavori la conosceranno per forza.
Dopo il mio classico allenamento ci eravamo visti, all'ombra del salice che affiancava la casa in cui in quel periodo "viveva" lei.
Era il giorno in cui avevo sentito i primi segnali di qualcosa di veramente brutto in casa, erano i primi segnali di crescita, se vogliamo continuare a dire che stando male si cresce.

Stavo bene con lei.
I sentimenti negativi si annullavano con la sua presenza.
Era uno di quei momenti in cui non ti chiedi niente. Un momento in cui non hai nulla a cui pensare.
E' apatia? Forse.
Si che è un momento in cui non ti chiedi se stai bene o se stai male.
Stai e basta.
A un certo punto mi stupì, in negativo.
Mi disse che aveva pensato a me ascoltando una canzone, che le faceva pure schifo.
"Grazie eh, sono contento di far schifo..."
Ricordo che risposi così.
Lei prese il suo lettore mp3, ascoltò una traccia senza parlare e io rispettai il suo silenzio.
Ci guardavamo fisso negli occhi. All'improvviso rise.
"43 secondi. Ascolta Semplicemente fino ai 43 secondi. lì c'è una frase che ti ho sentito dire una volta. Mi colpì detta da te, me la ricordavo. Ora qualcuno la canta"
Mi incuriosì il modo in cui mi disse questa cosa.
Ascoltai la canzone fino ai 43 secondi.
Non mi ricordavo di aver mai detto quella frase.
Lei qualche giorno dopo mi spiegò nel dettaglio dove ci trovavamo quando lo dissi, e mi spiegò anche a chi lo dissi. Mi venne in mente qualcosa, ma mi accorsi davvero di quanto quella frase mi calzasse a pennello un giorno in cui mi fu chiesto di spiegare perchè secondo me è giusta "la seconda possibilità".

In tutto.
Io credo nelle seconde volte, credo nelle seconde possibilità.
Credo nelle rivincite.
Credo nel fatto che se tu perdi una partita a cui tieni molto, alla rivincita ti presenterai incazzato nero.
Credo nel fatto che sia giusto dare delle seconde opportunità a chi sbaglia, perchè io stesso vorrei avere la possibilità di dimostrare che sbaglio una volta sola e poi imparo la lezione.
"Se non ti cerco non vuol dire che mi hai perso".
Già, vale in tutti i sensi quella frase per me.
Per le cose e per le persone, perchè se qualcuno mi delude la seconda possibilità da me l'avrà. Sempre.
Allo stesso modo, se io non mi faccio sentire da chi mi va a genio non è perchè non voglio avere rapporti.
O è perchè penso che romperei le palle, e non mi va, o è perchè... no. non c'è un altro perchè.
Quando non mi faccio sentire è solo perchè ho paura di passare per rompicoglioni.
Piuttosto che rischiare sto zitto.

Tutto questo per dire che ci sono un po' di persone a questo mondo per cui nutro della stima autentica.
Alcune di queste si sono allontanate, per un motivo o per l'altro.
Quelle persone trovano la porta spalancata quando vogliono.
Sono altre le persone a cui chiudo il portone in faccia.
Purtroppo, queste persone sono troppe.
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postato da JackDaniels87 alle ore 20:26
domenica, 13 gennaio 2008

Voglio
Solo
Scoppiare.

Non
Chiedo
Di
Meglio.
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postato da JackDaniels87 alle ore 15:24
sabato, 12 gennaio 2008

I miei genitori, lo so, quando andavano a ballare da giovani si mettevano d'accordo un sabato per l'altro.
Non si mandavano 28 sms al giorno, non stavano mezz'ora al cellulare ogni pomeriggio, non si vedevano ogni sera.
Uscivano un giorno a settimana e non si facevano problemi di questo tipo.
Lì si balla, lì ci si trova.
I miei nonni quando uscivano facevano la stessa cosa.
Prima probabilmente la vita era ancora più diversa rispetto a oggi.

Oggi sono nero e l'unica cosa che dovrei fare sarebbe spegnere il cellulare.
Sono nero e so che i prossimi 3 sms che usciranno dal mio N70 sputeranno fuoco e fiamme.
E' che quando dico che non cercherò mai più nessuno, mi impegno.
Lo dico e lo voglio fare.
Per 5-6 giorni tutto va alla grande e poi quella persona scrive a me.
Vuoi dare un segno? Non rispondere.
E invece no.
Mi hanno insegnato che si risponde sempre, anche solo "ok".
Mi hanno insegnato che non ci si tira indietro.
A quel punto, da persona tutta d'un pezzo, dovrei dire "basta, facciamo che questo sarà il nostro ultimo sms? poi ognuno per la sua vita!"
La risposta sarebbe "va bene", e io non ho mai capito se ci starebbe male davvero o se farebbe solo finta.

Rimane il fatto che  io invece tutto d'un pezzo non sono, io sono il Don Abbondio di oggi, un vaso di coccio.
Diventano tutti d'acciaio a contatto con me.
Mi arrampico sugli specchi, scrivo, dico tante cose che non sono neanche ben chiare.
E lo faccio per cosa?
Per far scattare cosa?
Cos'è che mi fa paura quando devo scrivere "poi ognuno per la sua vita?"
Io non lo capisco, non l'ho mai capito.
Sono debole.
Forse questa è una soluzione.
Stronzo, come tutti dicono, ma debole.

Debole poi lo dico adesso.
Debole lo sono quando le cose non vanno.
Debole perchè mia nonna sta male.
Debole perchè la vita della "famiglia" senza di lei sarà un inferno.
Debole perchè con questi amici è un casino.
Debole perchè i soldi sono pochi.
Debole perchè il futuro è incerto.
Debole per tutta una serie di cose.
Debole per quello che sono costretto, mio malgrado, a vedere.
Spesso e volentieri.
Sono debole quando le cose non vanno, appunto.
E' qui che si vede la debolezza.
Quando tutto va sono forti tutti.

Ho smesso di scrivere per qualche minuto qui, per lasciare ai fatti il tempo di evolversi.
Tra le parole lette discorsi come "L'ho sempre saputo! Vuoi che un ragazzo come te non abbia
nessuna che gli va dietro?!"
Nel momento in cui ho scritto "va a cagare!" forse ero più lucido che mai.
Per un attimo ero la persona che vorrei essere.
Mi ha risposto "beh scusa! vacci te!" e la solita faccina che ride.
Maledetta sia la nostra generazione di emoticons.
Venderei il mio "asd" al diavolo, se servisse a liberarci dalla tecnologia.

Ho voluto metterci una mia parola, di nuovo, l'ultima.
Solo i deboli vogliono avere l'ultima parola.
"Lasciamo perdere va..."
Conosco il pollo, so che non risponderà più.
Sono in effetti passati 20 minuti e non arrivano risposte.
Hai le palle, caro mio?
Se le hai, la parentesi che hai deciso di chiudere il 6 gennaio si chiuderà definitivamente oggi.
E' quasi sicuro.
Se non hai le palle invierai un altro sms fasullo prima di sera.
Purtroppo so che non hai le palle.
Perlomeno, tirala un po' per le lunghe.
Tiratela un po'.

Se riesci, meglio, per sempre.
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postato da JackDaniels87 alle ore 11:39
martedì, 08 gennaio 2008

Sono rientrato da poco.
Ho dormito solo 3 ore per poi sbrigare delle faccende fuor, che come al solito mi hanno rovinato le ultime giornate.

"La verità è che sono cattivo, ma cambierà, io cambierò"
Questo è Trainspotting. Mi sono accorto che la vita va sempre così. Che quelle sono frasi buttate al vento, e che ogni volta che ti carichi in spalla uno zaino pieno di ottimismo poi qualcosa ti riporta indietro.
"
La verità è che il 2007 è stato un po' così, ma il 2008 cambierà, io cambierò"
E' bello esserne convinti, io ci ho provato e continuo a provarci tutt'ora, ma non cambierà. Io non cambierò.
Siamo legati a doppio filo alla vita che abbiamo, alla vita che avevamo e alla vita che avremo. Un capodanno non cambia niente.
Io mi godo certi sms che arrivano, alcune parole che mi hanno già fatto piacere in questi pochi giorni, penso che nello sfigato 2007 non sarei arrivato a 18 nell'ultimo esame, ma mi sarei fermato a 17.
Ma quando porto tutto questo sul piatto della bilancia e lo metto a confronto con "il resto del mondo", con le inculate e le rotture che mi ha già dedicato l'anno nuovo, mi rendo conto che l'equilibrio non c'è ancora.
Stanotte ho fatto un sogno ridicolo, ma brutto. Per una volta me lo sono ricordato.
Probabilmente è un sogno durato tutte le 3 ore di sonno.
Stamattina era la solita merda.
Dico sempre "d'ora in poi deciderò io se esserci o no, se aiutare chi chiede o no".
Lo dico sempre e non lo faccio mai.
"Sarà l'ultima volta".
Non è mai vero un cazzo.

Ma sono stanco.
Punto.

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postato da JackDaniels87 alle ore 21:59
venerdì, 04 gennaio 2008

"Ho messo via un pò di legnate
i segni quelli non si può
che non è il male nè la botta
ma purtroppo il livido"

Cesenatico.
Fine dicembre, tempo di feste.
C'è un bambino, dimagrito negli ultimi anni ma ancora un po' grassoccio e con le gambe storte, che cammina.
Cammina al fianco di mamma e papà. Procede con passo fiero.
E' contento. Respira l'aria di Natale, guarda il porto illuminato, osserva il presepe su una piccola barchetta.
Il papà lo porta in un bar. Si respira sport, si respira entusiasmo. Quel bambino spalanca i polmoni e si lascia inebriare dal clima positivo che lì non manca mai. Un ragazzo di Cesenatico sta diventando un corridore professionista, sta inseguendo il sogno della sua vita.
Quel ragazzo ha lasciato al bar la sua prima bici, la sua maglia, qualche trofeo. E' pienodi sue foto. Non è ancora nessuno, ma ha talento e voglia e ai suoi compaesani basta già questo.
Quel ragazzo si chiama Marco.
Entusiasmato da quel che ha visto, quel bambino prosegue insieme ai genitori nella passeggiata. Uscendo dal bar alza di poco lo sguardo.
Un gabbiano nottambulo si alza in volo e si va a poggiare sul presepe, nel punto più alto.
Pochi anni dopo anche il ragazzo Marco riuscirà a volare là. Nel punto più alto.
E' ormai tardi quando il bambino entra nella Renault 4 del papà. Si siede dietro e si mette subito a cercare gli alberi di natale illuminati.
Lancia la classica sfida ai genitori, vuole vedere più luminarie di loro.
"ecco quell'albero!"
"ecco quelle luci alla finestra!"
"là c'è un arbusto addobbato!"
Quel bambino cerca un alberone gigante, un'illuminazione che valga doppio.
Tiene il conto dei punti ottenuti dalla mamma e dal papà, si esalta per essere in vantaggio.
Gli piace ascoltare la mamma e il papà che parlano. A volte in macchina finge di dormire e li ascolta nei loro discorsi in dialetto.
In vantaggio nella classifica, lascia cadere la testa indietro per un istante e chiude gli occhi.
Ascolta le voci dei genitori e quando la mamma gli pone una domanda, fa finta di non sentire.
"S'è addormentato..." dice il papà.
"Dorme sempre, quel coglione..." osserva la mamma.
Voleva aprire gli occhi all'improvviso quel bambino, voleva fare una scherzo alla mamma, voleva solo tirarsi su di scatto e vederla ridere.
Fece finta di non aver sentito veramente, invece.
Una piccola lacrima scese lungo la sua guancia e cadde sul suo giubbotto col pelo attorno al collo.
Non aprì più gli occhi fino a casa, convinto che dopo sarebbe stato tutto come prima.
Una volta sceso dalla Renault 4 blu, però, la mamma aveva una faccia diversa. La mamma dopo quella frase era un po' meno mamma e un po' più estranea.
Il giorno dopo quel bambino si guardò alla specchio e vide qualcosa di diverso anche nella sua stessa faccia.
Quel bambino si sentì per la prima volta colpito da una legnata.
Non fu che la prima di una lunga serie, e ogni volta, guardandosi allo specchio, gli sembrava di scorgere un nuovo segno.

Passato qualche anno anche il ragazzo Marco, dopo aver volato, prese una legnata.
Superò quella legnata e proseguì, proprio come il bambino.
Alternò il volo a nuove legnate fino a quando riuscì, proprio come il gabbiano di Cesenatico, a volare fino al punto più alto.
Il giorno della consacrazione, quello in cui tutti dovevano rendersi conto che il suo posto era quello, gli arrivò una nuova legnata.
"ne ho passate tante, ma dopo questa non mi rialzerò più" disse.
Marco non si è più rialzato.
Chissà che fine ha fatto quel gabbiano di Cesenatico, chissà se a distanza di 10 anni volava ancora davanti al bar degli amici di Marco. Chissà se ha smesso di volare presto o se ha smesso solo quando ha smesso anche marco.
Chissà se anche quel gabbiano ha preso delle legnate dalla vita, e chissà se anche lui le ha messe via per ripartire.
Chissà se anche quel gabbiano di Cesenatico, specchiandosi nell'acqua del mare, notava dei segni nuovi vicino al becco.
Marco non si  più rialzato.
Per 5 anni ha vissuto una non-vita, e poi si è lasciato andare in una camera di motel.
Chissà se guardandosi allo specchio, in quel bagno d'albergo, notava anche lui tutti i segni che non aveva potuto mettere via.
Chissà qual era quello che gli faceva più male, chissà se era l'ultimo o se era la somma di tutti.

Quel bambino intanto era cresciuto e venne a sapere dell'ultima legnata del ragazzo Marco mentre era al cinema.
Pianse e la mattina dopo inforcò la sua bicicletta, con una rabbia che negli ultimi mesi non aveva mai.
Le legnate sono sempre dietro l'angolo e quel bambino ne sentì altre nei mesi a venire, forse meno pesanti di quelle di Marco, forse meno pesanti di quelle del gabbiano.
Non è il male nè la botta, è veramente il livido.
Perchè è il giorno dopo che la legnata fa male, è il giorno dopo che si sentono le ossa rotte.
Quel bambino aveva tutta una serie di sogni che sono state segati a metà dalle legnate.
Quel bambino si è ritrovato a 18 anni a non avere più dei veri sogni nella vita, a non avere più qualcosa a cui affidarsi, qualche illusione da cui lasciarsi cullare.
Quel bambino ha ricordato a sua mamma quella volta che lei gli ha dato del coglione, ma lei ha fatto finta di non sapere. Chissà se non ricorda più davvero. Il tempo cancella i segni solo a chi le dà le legnate, mai a chi le riceve.
Quel bambino a 20 anni non ha illusioni a cui stringersi, sogni con cui scaldarsi il cuore in inverno.
Quel bambino a 20 anni si accontenta di qel che passa in convento, di quel che offre la vita, perchè smettere di cullare delle speranze è un po' come indossare un'armatura.
Quello che ti aspetti non fa male, e non vale la pena di volare troppo in alto, se poi cadendo ci si spacca la testa.
Le illusioni vanno chiuse in un cartone e lasciate lì. Lì non fanno mai male.

Quel bambino a 20 anni torna a Cesenatico all'inizio dell'anno nuovo.
Odia le feste.
Chissà se è un retaggio della prima legnata della sua vita, chissà se è l'insieme di legnate incassate e messe via nel corso degli anni.
Chissà se i suoi familiari nell'anno nuovo avranno la salute, chissà se la ragazza che lo cerca lo cercherà ancora quando lui si potrà concedere, chissà se farà gli auguri a quella persona che non sa se tenere nella sua vita o meno. Chissà se quella persona gli mollerà l'ennesima legnata, o se si preoccuperà di curare tutte le ultime ferite.
Lasciandosi per un po' cullare da tutti i suoi "chissà se...", quel bambino nota un gabbiano che si avvicina a lui. Rimane fermo, con la speranza di vederlo avvicinare fino a pochi passi.
Non ha nulla di commestibile da lanciargli; tenta di farlo avvicinare con piccolissimi movimenti della mano. Sembra riuscirci fino a quando il gabbiano si stanca, emette un suo verso da gabbiano e si alza in volo.
Sale subito alto, e va a colpo sicuro fino a una barca attraccata poco lontano. Si ferma e, non soddisfatto, riparte e si va a posizionare un po' più in alto.
Chissà se è ancora lo stesso gabbiano di 15 anni prima.
Chissà se il ragazzo Marco aveva mai visto quel gabbiano, e si era soffermato pure lui a guardarlo.
Sarà quasi sicuramente un gabbiano diverso, che però si comporta come l'altro.
E si comporta come tutti.
In fondo il gabbiano non è molto diverso dall'uomo.
Le legnate esistono da sempre, e da sempre l'uomo dopo averle prese, seppur segnato, si è rialzato.
Anche nei giorni peggiori vale la pena di volare inseguendo un sogno, anche se quasi sicuramente quel volo significherà cadere di schiena.
Ripartire all'inizio dell'anno da un luogo conosciuto è forse il modo migliore per ricominciare a lasciarsi cullare dai sogni.
E allora quel bambino riprende il cartone che aveva messo da parte, là dove non fanno male, per farsi di nuovo spingere in alto.
Quelle illusioni l'hanno fatto crescere, male non faranno.
Tutt'al più, gli lasceranno qualche segno in più a far compagnia agli altri...

"Ho messo via un pò di illusioni
che prima o poi basta così
ne ho messe via due o tre cartoni
comunque so che sono lì"


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