postato da JackDaniels87 alle ore 20:23
giovedì, 21 febbraio 2008

"C’era una volta in un castello fatato
Una principessa su un cavallo alato
Da quel cavallo, di azzurro bardato,
già il principino era stato inculato

La telecamera si spostò subito sul pubblico, che applaudiva divertito e con le lacrime agli occhi a questo pessimo esempio di comicità moderna.
E questo farebbe ridere?! Che tornassero a studiare i film di Totò o di Buster Keaton…
Con estrema rapidità allungai il braccio verso il telecomando e cambiai canale.
Vedere quello schifo alla tv mi infastidiva sempre. Mi alzai a fatica e andai alla ricerca di un bel film in dvd. Ne avevo ancora tanti da vedere, raccolti per strada durante la famosa “protesta delle videoteche” di 4-5 anni prima, quando il sindaco fu fatto bersaglio di un fitto lancio di commedie italiane di basso livello.
Durante quella protesta non andarono per il sottile e tra i tanti lungometraggi degli anni ’70 lanciati contro la giunta comunale finì anche qualche bel pezzo di storia cinematografica italiana. Quella sera andai a ripescare dal mio personale magazzino “Ieri, oggi e domani…” e stavo proprio osservando con estrema attenzione il dialogo tra la conturbante Sophia Loren e lo studente del seminario quando fui distratto dagli urli che provenivano dalla strada.
Mi diressi con calma alla finestra e guardai fuori. Mi avvicinai per evitare con la testa il riflesso del lampadario; arrivai così vicino da far appannare il vetro.
Non potevo credere ai miei occhi: era maggio, eppure nevicava.
Un gruppo di bambini stava correndo a tutta velocità verso la collina su cui sorgeva il monumento al fondatore della città: il primo della fila aveva già recuperato lo slittino dal garage e non aspettava altro che la neve coprisse la superficie fino a formare uno spesso strato ghiacciato.
E’ questo ciò di cui non mi riuscivo a capacitare: la neve a contatto col terreno non si scioglieva. Sembrava la neve che si vede nei film, che cade sul ghiaccio e quindi si accumula velocemente.
Bella, natalizia, da cartolina.
A maggio.
Non riuscivo a capacitarmene e la mia inquietudine salì ancor di più quando infilai gli occhiali da vista per guardare un po’ più lontano, al termometro della farmacia: segnava 17° C.
Diciassette gradi?!?!?
Nevica con diciassette gradi, la neve non si scioglie e se ne stanno tutti fuori felici?!?!
I genitori dei bambini erano usciti di casa insieme ai figli, dapprima incuriositi pure loro, poi sempre più soddisfatti. Ridevano rilassati e si scambiavano energiche pacche sulle spalle.
Mi pizzicai. Ero sveglio.
Iniziai a pensare che quel 17 fosse un simbolo nefasto. La fine del mondo mi aveva colto nel giorno peggiore, proprio quando avevo la caviglia ingessata.
Mi stavo convincendo che si rendeva necessario prendere le stampelle e scendere le scale, per verificare di persona cosa stesse accadendo fuori, quando rimasi davvero colpito.
La signora del piano di sotto, una arzilla vecchietta con le gambe arcuate e il peso degli anni ben visibile sulle spalle, cadde a terra a due passi dall’ingresso del condominio. Nessuno si avvicinò a lei, tutti ridevano.
Quando un ragazzo volenteroso si avvicinò a lei, e la aiutò ad alzarsi, sbiancai.
Perdeva sangue dal naso, seppur in maniera lieve, ma il ragazzo non sembrava intenzionato a fare altro che a darle delicati buffetti sulla guancia. Decisamente basito saltellai fino a prendere le stampelle, uscii dal mio appartamento al primo piano e mi chiusi la porta alle spalle. Mi fiondai giù per le scale alla maggior velocità possibile e quando mi trovai anch’io in strada, insieme al resto del paese, tutto divenne più chiaro.
I più attivi si erano già procurati degli striscioni bianchi con slogan dai mille colori dipinti con le prime bombolette spray trovate in casa: “La manna dal cielo”, “La neve dei poveri”.
Mi si avvicinò Pierino, il vecchio ubriacone del bar della Chiesa, e mi spiegò lui come va la vita a questo mondo.
Ti ricordi cosa diceva Gigione al bar quando si parlava della droga in Parlamento?! E ti ricordi che Palì gli dava corda? Li vedi adesso? Palì è là in fondo col naso piantato nella “neve”, e Gigione si sta facendo curare dalla moglie perché non si regge più in piedi… Quando si fa i moralisti riguardo la cocaina lo si fa solamente per invidia, perché non ce la si può permettere… solo i ricchi possono, loro sono signori perché sniffano, io che invece posso solo bere sono un povero alcolizzato… vero?? Ma se di solito possono solo i ricchi, oggi possono tutti!!!
Aprì il pugno davanti a me, lo avvicinò al naso e fece quello che stavano facendo tutti.
Per un giorno, finalmente, non era lui il diverso, quello che fa le cose immorali perché diverse dagli altri. Quel giorno era immorale essere sani, evidentemente.
Stavo osservando con rinnovato stupore i 2 elicotteri che, fermi sopra la mia testa, stavano spargendo cocaina sulla città, come fossero mezzi dei vigili del fuoco durante un allarme incendio. La cocaina scendeva lenta, come la neve, e a tratti solleticava anche il mio naso.
Fu proprio in quell’istante con la testa rivolta all’insù che sentii una voce chiamarmi:
”visto?”
“Sto vedendo… sei stato tu?”
“E chi altri, sennò?”
“Tu sei un folle… ti rendi conto di quel che stai combinando? E chissà quanto hai speso! Comunque è innegabile che hai vinto tu la scommessa… ti pagherò da bere domani sera!”

Mi guardò con un sorriso beffardo, l’inquietante ghigno di chi farebbe di tutto per vincere, anche al torneo condominiale di Briscola chiamata.
Per forza che mi pagherai da bere… te l’avevo detto io, che se avessi voluto sarei stato capace di mettere in riga il paese! Altro che la giunta comunale, altro che le rivolte delle videoteche…
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